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Ansano Giannarelli e… il lavoro

Prende il via giovedì 11 giugno alle ore 18.00, nella Sala Zavattini dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, il ciclo di incontri Ansano Giannarelli e…, promosso dall’AAMOD e dalla Biblioteca di cinema e storia Ėsfir’ Šub, per riscoprire l’opera di una delle figure più originali e rigorose del documentario e del cinema politico italiano del secondo Novecento. La serata, introdotta da Antonio Medici, si aprirà con i saluti del Presidente dell’AAMOD Vincenzo Vita.

 

Ispirata nel titolo al celebre format televisivo della RAI degli anni Settanta, la rassegna propone un percorso attraverso la vasta filmografia di Ansano Giannarelli (1933-2011), affrontandone di volta in volta i grandi temi: il lavoro, la scienza, la Resistenza, l’impegno politico e sindacale, i movimenti di liberazione, l’Africa e il cinema stesso. Ogni appuntamento sarà dedicato a uno specifico nucleo della sua ricerca artistica e civile, attraverso la proiezione di opere spesso poco conosciute e il contributo di studiosi, critici, registi e testimoni. Il calendario dettagliato degli incontri sarà pubblicato prossimamente sul sito dell’AAMOD.

 

Il primo incontro, intitolato Ansano Giannarelli e… il lavoro, sarà dedicato a uno dei temi centrali dell’intera produzione del regista: il rapporto tra individuo, attività produttiva, territorio e trasformazioni sociali.

 

In programma tre opere realizzate tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta, capaci di restituire la complessità del mondo del lavoro da prospettive differenti e complementari.

 

Ad aprire la serata sarà Sabato domenica lunedì (1968, 25’), documentario nato da un testo di Miriam Mafai, in cui il fine settimana diventa il punto di osservazione privilegiato per raccontare la condizione di tre donne nell’Italia del boom economico. Attraverso il rapporto tra lavoro, famiglia, tempo libero ed emancipazione, Giannarelli costruisce un ritratto sensibile e attuale dei cambiamenti sociali che attraversano il Paese.

 

Seguirà Analisi del lavoro (1972, 11’), una delle opere più radicali del regista. Girato nello stabilimento SGS Thomson di Agrate Brianza, il film osserva con precisione quasi scientifica i gesti e i movimenti degli operai lungo la catena produttiva, trasformando il processo industriale in un oggetto di indagine cinematografica. Più che raccontare una fabbrica, Giannarelli scompone il lavoro nei suoi elementi essenziali, interrogando il rapporto tra uomo, macchina e organizzazione produttiva.

 

Chiuderà la serata la prima parte di Versilia. Gente del marmo e del mare (1980, 57’), uno dei lavori più innovativi e meno conosciuti dell’autore. Tornando nella sua terra natale, la Versilia, Giannarelli realizza un’opera che intreccia documentario, inchiesta televisiva e ricostruzione partecipata, dando voce ai cavatori delle Alpi Apuane, ai pescatori della costa, alla memoria della Resistenza e ai conflitti sociali e politici del territorio. Un esperimento originale che anticipa modalità narrative oggi ampiamente diffuse nel cinema del reale.

 

Regista, sceneggiatore, saggista e animatore culturale, Ansano Giannarelli ha dedicato la propria attività ai temi del lavoro, della memoria, delle lotte sociali, della Resistenza e della divulgazione scientifica, sviluppando una forma di cinema capace di coniugare ricerca storica, riflessione politica e sperimentazione linguistica. Spesso associato al cinema militante, ha in realtà superato i confini del documentario tradizionale, contribuendo in modo determinante allo sviluppo del film-saggio in Italia. Parallelamente alla sua attività artistica, è stato tra i protagonisti della valorizzazione del patrimonio audiovisivo nazionale e ha presieduto l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico dal 1992 al 2004.

 

PROIEZIONI

 

Sabato domenica lunedì

(25', 1968)

Regia di Ansano Giannarelli

 

Analisi del lavoro

(11', 1972)

Regia di Ansano Giannarelli

 

Versilia. Gente del marmo e del mare – Parte I

(57', 1980)

Regia di Ansano Giannarelli

 

AAMOD – Sala Zavattini, Via Ostiense 106 - Roma

 

Ingresso libero

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DOK Leipzig

Ad un primo sguardo DOK Leipzig potrebbe essere scambiato per uno di quei festival cresciuti sul modello IDFA: industria, pitching e proiezioni (tante) che riempiono gli spazi della città. 

Il fatto però che il 2025 sia la 68esima edizione lascia ben immaginare che il vissuto di questo festival sia più ampio.

E così è: quella di Dok Leipzig è una storia che viene da lontano e che emoziona.

Il festival si è affermato durante la Guerra Fredda come spazio di dialogo tra Est e Ovest, dedicato alla pace e alla comprensione reciproca: “Film del mondo - per la pace nel mondo”. E’ stato uno dei pochi spazi nel blocco orientale che accoglieva documentari internazionali di forte impegno politico, documentari che rappresentavano una forma di solidarietà con i movimenti pacifisti e anti coloniali. Molti i registi internazionali invitati in quegli anni tra cui Joris Ivens, Chris Marker, Agnes Varda.

Il simbolo del festival è la Colomba della Pace che ancora oggi rappresenta i premi principali, le “Golden” e “Silver Doves”. E’ una colomba molto speciale perché è quella disegnata da Pablo Picasso (per saperne di più sulla storia del festival vi rimandiamo al saggio di Andreas Kötzing (https://www.dok-leipzig.de/en/festival-history ).

 

Quello spirito di dialogo e del confronto delle origini è arrivato fino ad oggi. Lo dimostrano sia la programmazione dei film (che di fatto fa del festival uno spazio di una comunità per cineasti che costruiscono ponti e connessioni) che i lunghi dibattiti, così tanto partecipati alla fine delle proiezioni di questa edizione.

E questa è stata un’edizione particolarmente partecipata con 53.000 spettatori e oltre 2.000 ospiti accreditati che si sono riversati nelle sale di Lipsia dal 27 ottobre al 2 novembre. Il festival ha proposto oltre 250 film e opere di realtà estesa (XR) provenienti da 55 paesi. Dalle sale cinematografiche al DOK Neuland XR, passando per le proiezioni gratuite alla stazione centrale di Lipsia, l’intera città è stata coinvolta in un dialogo diffuso tra cinema e società.

 

«Abbiamo assistito a un numero impressionante di conversazioni dopo le proiezioni», ha commentato il direttore uscente Christoph Terhechte. «Il pubblico non si limita a fare domande, ma vuole discutere. È una sete di confronto diretto che dimostra quanto il cinema resti un luogo di dialogo e rispetto reciproco».

Il programma ha spaziato dai film d’impegno civile alle opere sperimentali e animate, con un’attenzione particolare alla riflessione su guerra, identità, femminismo, memoria e resistenza politica.

 

I premi

 

Concorso Internazionale Film Documentario

Nel Concorso Internazionale Film Documentario, la Colomba d’Oro per il lungometraggio è andata a Peacemaker del regista croato Ivan Ramljak, che racconta i primi giorni della guerra tra Serbia e Croazia attraverso la figura di un capo della polizia determinato a mediare tra le parti.

 

La Colomba d’Oro per il cortometraggio, è stata assegnata a After the Silence di Matilde-Luna Perotti (Canada), toccante ritratto intimo su un abuso domestico.

La Colomba d’Argento per il lungometraggio è andata a Elephants & Squirrels di Gregor Brändli.

La Colomba d’Argento per il cortometraggio è andata a String Pieces di Vatae Kimlee.

 

 

Concorso Internazionale Film d’Animazione

Nel Concorso Internazionale Film d’Animazione, la Colomba d’Oro per il lungometraggio, è andata a Endless dei fratelli Seth e Peter Scriver (Canada) ha conquistato il premio maggiore, mentre Paradaïz di Matea Radić ha ha vinto la Colomba d’Oro per il cortometraggio.

 

Concorso Tedesco Film Documentario

 Nel concorso tedesco, la Golden Dove per il lungometraggio è andata a Active Vocabulary di Yulia Lokshina, film che indaga il ruolo della scuola russa come strumento di propaganda statale.

La Colomba d’Oro per il cortometraggio è andata a Boma a Bopa di Jana Rothe.

 

Il cortometraggio Cold Call di Stefanie Schroeder ha ricevuto una menzione speciale.

 

Concorso del Pubblico

Il Premio del Pubblico è stato assegnato a Cutting Through Rocks di Sara Khaki e Mohammadreza Eyni, storia di una donna iraniana che si candida per la prima volta al consiglio locale del suo villaggio, sfidando tradizioni e ostilità.

 

Un bilancio e un passaggio di testimone

Quella del 2025 è stata l’ultima edizione diretta da Christoph Terhechte, in carica dal 2020. In cinque anni, Terhechte ha semplificato la struttura del programma, rafforzato le sezioni competitive internazionali e dato più visibilità ai lungometraggi d’animazione, introducendo anche la Golden Dove specifica per questa categoria.

Ha inoltre promosso nuovi spazi di partecipazione, come il DOK Stream (piattaforma online lanciata durante la pandemia), il DOK Summer Cinema all’aperto e i DOK Days, rassegne mensili di documentari in tutta la Sassonia.

Dal 1° gennaio 2026, la direzione del festival passerà a Ola Staszel, esperta di cinema e cultura polacca, già co-direttrice del Neisse Film Festival e figura di rilievo nella cooperazione cinematografica tedesco-polacca-ceca.

 

La 68ª edizione si chiude dunque con un bilancio estremamente positivo, tanto per la partecipazione del pubblico quanto per la qualità artistica e politica dei film in concorso.

«Il DOK Leipzig non è solo un luogo di proiezione, ma uno spazio di conversazione – sul cinema, sul mondo, su come raccontarlo», ha dichiarato Terhechte nel suo saluto finale.

Con l’arrivo di Ola Staszel, il festival guarda al futuro mantenendo saldi i suoi valori fondativi: impegno civile, apertura internazionale e curiosità per le nuove forme del racconto audiovisivo.

 

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